venerdì 18 giugno 2010

1st DAY IN SEATTLE: REPORT



Eccomi in albergo, dopo una giornata passata a scarpinare per il centro di Seattle.
Il mio inglese migliora. E quando fa cilecca, mi basta un "sorry, I've to improve my english" per strappare un sorriso all'interlocutore. Migliora non solo nello "speaking" (il vocabolario si arricchisce anche solo guardandosi in giro) ma, soprattutto, nella "listening". Oggi son riuscito pure a imbastire una palla a una tizia sulla Quinta che voleva convincermi a scucirle dei soldi per una presunta associazione benefica.
Il primo impatto con Seattle, ieri sera, è stato abbastanza freddo. In tutti i sensi. Dodici gradi nell'aria (oggi ce n'erano sedici, di giorno) e nemmeno un cane alle 23 nella zona dello Space Needle.
Oggi è andata decisamente meglio, sono sempre più convinto che Seattle sia da visitare.
Sembra un po' la Svizzera degli Usa: pulita, silenziosa, fredda, un po' "grigia" (il cielo è sempre stato plumbeo), ordinata. C'è molto verde, curatissimo dal Comune e rispettato dai cittadini.
Stamattina sono uscito di buon'ora, ho presto la Monorail (una coreografica monorotaia che va dallo Space Needle al centro, in pochissimi minuti), ho fatto colazione da Sturbucks (il primo aperto negli Usa) e sono andato a vedere il caratteristico mercato sul mare, PIKE PLACE MARKET. Incantevole: appena entri nel "pubblic market center" c'è una pescheria all'angolo dove i venditori si lanciano a vicenda salmoni da dieci chili, urlando slogan a squarciagola per i tursiti. Ho conosciuto Jaison (nella foto), un lanciatore di pesci che suona la batteria in una band heavy metal (www.myspace.com/insteadofmusic o sindiosarmy) e mi ha consigliato un paio di posti per stasera.
Ci sono due cose, a Seattle, che non mancano mai: i caffè (oltre agli Sturbacks, fin troppo presenti) e la musica. Dentro il mercato c'era Withney, chitarra e rock acustico, o un altro tizio, benjo e musica country.
In mattinata sono poi stato al Sam (Seattle Art Museum): interessante, non imperdibile. Eccezion fatta che per le installazioni di Warhol e lo stage su Kurt Cobain. Ma forse è colpa della mia scarsa sensibilità artistica.
Imponente la public library, la biblioteca.
Ho mangiato di fronte al Pike Place Market, alla Piroshky Bakery, un posticino strano ma rinomato che cucina prodotti russi: mi hanno dato una specie di focaccia tonda con cipolle, formaggio e patate. Ottima.
Nel pomeriggio sono andato a Pioneer Square, il quartiere più antico di Seattle, con i caratteristici edifici del boom industriale in mattoncini rossi e con le scale esterne. Lì c'è il museo della corsa all'oro nel Klondike: è gratis. Ma visto che "you get what you paid for", posso dire che è una vera cagata.
Già che ero in zona (si fa per dire) sono andato a vedere i due giganti "stadium" della città, a ridosso di Pioneer Square, in un quartiere che sembrava già molto meno pulito, ordinato e sicuro.

Alla prossima!

A.

2 commenti:

  1. posso permettermi anche io di commentare il tuo blog?se non do fastidio...?molto interessante e fluida la lettura...pare un gradevole romanzo di narrativa estiva...pare proprio di trovarsi in questa fredda e nordica Seattle...p.s attento ai vampiri...la saga di twilights è ambientata lì in zona...attento quindi agli strani incontri

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  2. commenta pure, franco! ci mancherebbe

    ciao ;)

    A.

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