




Anche stamattina, colazione da Starbucks. E penso che lo rifarò fino all'8 luglio.
Vero, fa un po' turista beota, ma c'è qualcosa in Starbucks di particolare. Ed è la chiave (credo) del suo successo.
Non sono certo i caffè: bicchieroni da mezzo litro, tisane al sapore di caffè che qualsiasi locale simile a Seattle vi offre.
Non sono nemmeno i dolci: buoni, soprattutto i muffin e le torte, ma - anche qui - nulla di speciale.
Quel che trovo "irresistibile", da Starbucks, è l'atmosfera. Tranquilla, anche nei punti più incasinati della città (il primo è nato a Seattle, Pike Place, di fronte al mercato). Sarà perché sono in vacanza, quindi tutto sembra più rilassante, però la mattina comincia meglio: entri, e dopo pochi secondi tieni tra le mani un bicchiere caldo, che sembra aiutarti a uscire dolcemente dal torpore mattutino. Ti siedi sulle poltroncine, e mentre il caffè continua a scaldarti le mani, sgranocchi un muffin morbido con un sottofondo di musica piacevole. Oggi, ad esempio, allo Starbucks di Capitol Hill - quartiere un po' alternativo - suonavano dell'ottimo reggae. Capisco anche perché Starbucks (e molti altri caffè) sono nati qui, a Seattle, la città dove - dicono i locali - it always rain: in una fredda e piovosa mattina d'inverno, credo che una colazione come quella appena descritta migliori un po' la giornata.
Veniamo a noi.
Oggi doveva essere un giorno più tranquillo, in realtà ho toppato un paio di scelte e mi son trovato a scarpinare come un maratoneta kenyota. Di mattina sono stato a Capitol Hill (seconda foto), un quartiere alternativo su una collina, a 20 minuti di bus (linea 7 da Queen Avenue N) da Seattle Center. Un centro di controcultura, cool e fricchettone, dove s'incontrano punk e hippie. Pittoresca la via principale che l'attraversa, Broadway St, piena di negozi multietnici tobacco-shop. Camminando, ogni dieci passi le narici vengono invase da aromi fortissimi, spezie e profumi dei piccoli locali che preparano specialità da ogni angolo del mondo. Se cercate un cheeseburger questo posto non fa per voi. Alla fine di Broadway St s'incontra Roy St, e qui iniziano a vedersi casette graziose (stile anglosassone) molto ordinate. Da notare, una piccola libreria che sembra uscita dal film Nothing Hill.
Alla fine del quartiere residenziale si trova il grande Volunteer Park(terza foto), all'interno del quale c'è il Seattle Asian Art Museum: merita d'essere visto, mi è piaciuto quasi più del Seattle Art Museum di Downtown. Sempre all'interno del Volunteer Park si può entrare in una serra (quarta foto), dove i disegnatori si siedono negli angoli per raffigurare a matita i fiori più strani.
Nel pomeriggio sono andato a Fremont, un altro quartiere alternativo a nord del centro, ma ho girato un po' a vuoto e sono finito a mangiare in un posto poco tranquillo: ottimi gli onion rings e il chicken burger, ma il migliore dei clienti sembrava uscito da un film di gansta rap.
Così son tornato in centro, Downtown, per un paio d'acquisti e un the. Stasera vado a Pioneer Square (già vista ieri, di giorno), dove di notte dovrebbe esserci un po' di movida.
A.
Che fame mi hai fatto venire con la descrizione della colazione da Starbucks.. proprio bella sembra di essere la solo a leggerla.... :-)
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